L’incontro sulla Amoris Laetitia è stato un punto di chiarezza

L’incontro sul testo di Papa Francesco Amoris Laetitia è stata un’ importante occasione per individuare un “punto di chiarezza”  intorno alle fondamenta su cui poggia, e può continuare a poggiare oggi, la famiglia.

L’amore come un accadimento eccezionale che trascina i due coniugi in una dimensione inaspettata e travolgente. Un “travolgimento” che costruisce una dimensione nuova. Un vero e proprio “fuoco” che permette alla vita di fiorire.

Rosanna Menghi, per Il Ponte, ha sviluppato i contenuti espressi dai relatori.

Riportiamo qui a seguire  l’articolo, apparso il 25 febbraio su Il Ponte.

 

L’Amoris Laetitia di Papa Francesco venerdì 9 febbraio al centro di un confronto in Sala Manzoni promosso dal centro culturale “Il portico del Vasaio”, dall’Ufficio diocesano per la Pastorale della Famiglia e dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli”. per “ritornare a riflettere più attentamente sui contenuti di fondo di questa esortazione, ricollocandoli al centro della vita ecclesiale in una genuina prospettiva pastorale”. Ad intervenire sono stati don Giorgio Zannoni (già docente di Diritto Canonico all’Issr “A. Marvelli” e alla Facoltà Teologica “Pio X” di Venezia), il dott. Silvio Cattarina (Psicologo presso la Coop. Sociale “L’imprevisto” di Pesaro) e don Ambrogio Pisoni (Assistente ecclesiastico dell’Università Cattolica di Milano). Ha coordinato l’incontro il prof. Natalino Valentini (Direttore dell’Issr “A. Marvelli”).

 

Don Giorgio Zannoni
Sacerdote della Diocesi di Rimini, docente di Diritto Canonico alla Facoltà teologica S. Pio X di Venezia e Giudice del Tribunale Ecclesiastico Flaminio.

Qual è il cuore di Amoris Laetitia?
“Il cuore di Amoris Laetitia esprime l’audacia di Francesco che accetta possa esserci ’confusione’ nella Chiesa, ma insiste. In tal senso Francesco vede urgere ’una creatività missionaria’ capace di abbracciare qualunque situazione affettiva. Non dimentica, evidentemente, che il matrimonio si realizza come sacramento e per questo è importante, innanzitutto, capire cosa questo significa”.

Ci può aiutare a ricordarlo?
“Il matrimonio consiste in un evento ecclesiale attraverso il quale si realizza il fatto di essere stati scelti. Dentro l’apparente casualità del loro incontro agisce il Mistero. Ricorda il n. 77 che ’Solo fissando lo sguardo su Cristo si conosce fino in fondo la verità sui rapporti umani’. Cristo è la chiave interpretativa adeguata alla realtà. La realtà umana del rapporto uomo donna tra due battezzati coincide con il fatto che in essa si realizza il Mistero del rapporto fra Cristo e la Chiesa. È così rafforzata l’indissolubilità, parola ripetuta 10 volte, in quanto il ’ti amo’ implica di per sé il ’per sempre’. Può dirsi: ’Ti amo per 99 anni e 33 giorni’?. Se non si distingue da un legame condizionato, non è più identificabile il matrimonio”.

Qual è la novità più grande di Amoris Laetitia?
“Il fatto che non esiste la convivenza come categoria. L’essere cristiani è una identità personale, unica, da identificare ’caso per caso’. Si richiede così un adeguato ’discernimento personale e pastorale’; pastorale significa che la valutazione non è ultimamente un fatto deciso dalla coscienza. È infatti decisiva la mediazione della Chiesa. Dio in Cristo si è rivelato umanamente e la Chiesa è il luogo della sua presenza. I sacramenti nascono grazie alla mediazione ecclesiale, che ci permette di non seguire una nostra idea soggettivistica circa Cristo”.

Questo significa che la fede non coincide con una somma di comportamenti?
“Esattamente. La fede si dà come genesi di una nuova identità umana, la nuova creatura di cui San Paolo; in tal senso è una identità missionaria o non è.
È illuminante una frase di Giovanni Paolo I: “Il vero dramma della Chiesa che ama definirsi moderna è il tentativo di correggere lo stupore dell’evento di Cristo con delle regole’”.

 

Silvio Cattarina
Psicologo, sociologo, educatore, fondatore di diversi centri e comunità per minori devianti e della Cooperativa Sociale “L’imprevisto” di Pesaro.

Qual è il primo passo con cui si avvicina ai giovani?
“ ’L’elemento più bello dell’universo, più stupefacente e ammirabile che esiste sei tu’ dico ai ragazzi quando li incontro le prime volte ’tu e la realtà che è sempre ricchissima e strabordante di doni e di grazia’. In questa prospettiva la vita non appare inutile come loro credono e si comincia a percepire il valore misterioso del ’per sempre’. Quando i ragazzi sono sorpresi dell’amore che provo nei loro confronti chiedo di pensare da dove nasce quell’amore. Nella realtà esiste una presenza che è prima di noi, più grande, che ci in-vita, cioè ci chiama dentro la vita, con una sollecitudine incredibile. I ragazzi pensano che la vita sia una questione di riuscita, di successo, di capacità. Invece è un chiedere tutto a Dio. È lui che ci deve dare le cose, perchè se a tutto il bisogno che ha il mio cuore rispondo io con le mie mani mi do una risposta piccola e misera. Invece non ci si può accontentare”.

Il matrimonio si pone in questo alveo di esperienza?
“Certo. Il matrimonio è veramente per il mondo, come tutto quello che facciamo: se serve solo a te è troppo poco. Rimangono colpiti quando racconto di Paolo e Francesca da Rimini che Dante pone nel V Canto dell’Inferno. Noi pensiamo che siano lì perché l’hanno combinata grossa, invece Dante dice: ’Vi metto all’Inferno perché avete creduto in troppo poco. Tu, Paolo, davi solo la tua povera persona e anche tu, Francesca’. Bisogna ripartire da capo, le cose non le sappiamo più, bisogna rispiegarle”.

Nello specifico di Amoris Laetitia?
Lo dice il titolo stesso: è la questione della gioia. A tutti auguro di essere dei grandi testimoni della gioia. La vera questione è aiutarsi in questo, perché il bisogno più grande dell’uomo è avere un cuore nuovo, avere una misura diversa. Mi ha molto colpito una frase di Santa Angela Merici che ho letto in un manifesto durante un incontro: ’Tenete la vecchia strada e fate vita nuova’. È una bella definizione del matrimonio”.

 

Don Ambrogio Pisoni
Sacerdote della Diocesi di Milano, Assistente ecclesiastico presso l’Università Cattolica di Milano.

Con quale atteggiamento i giovani stanno di fronte alla questione affettiva?
“Rispondo con un esempio. Martedì scorso, di prima mattina, è venuto da me un ragazzo che mi ha detto: ’Mi è capitata una cosa strana: ho incontrato una ragazza, sono interessato a lei, mi ha colpito. Per la prima volta ho vissuto un interesse, un fascino che mai avevo sperimentato prima. Mi sono accorto che qui c’è un Altro di mezzo’. Detto questo si è messo a piangere. Gli ho risposto: ’Chiedi che questo stupore permanga e custodisci quel che ti è accaduto nel silenzio. E silenzio vuol dire riconoscere che c’è un Altro presente e il tuo cuore pieno di questa commozione, di questa ricchezza esige il silenzio’.
Dopo diversi colloqui, verso le 12, è arrivata una ragazza. Era ’lei’. Questa ragazza ha ripetuto la stessa cosa detta da ’lui’. Le ho ripetuto le stesse cose: ’Custodisci tutto nel silenzio, perchè il silenzio nasce da un cuore sovrabbondante, non da una esitazione’.

È abituale questo livello di esperienza?
“In 27 anni che sono in Cattolica, è la prima a volta che mi accade di incontrare due giovani toccati dalla sorpresa dell’altro, protagonisti di quel fenomeno affascinante che si chiama innamoramento, colto pur confusamente nella sua natura ultima cioè quella di essere un avvenimento, qualcosa che accade e che non dipende da ciò che già conosci. Quindi per sua natura è una sorpresa. Questa è la sfida dell’educazione”.

Può spiegare meglio questo passaggio?
“È necessario aiutare la libertà dei giovani a stare davanti all’iniziativa di un Altro. Se questo non succede la vita è condannata a un narcisismo inevitabile, a fare i conti con se stessi davanti allo specchio. La locuzione più diffusa sulle labbra dei giovani quando tentano di descrivere il fenomeno dell’incontro fra lui e lei è ’Mi sono morosato’. Non si accorgono di usare il verbo nella forma riflessiva. Ed è così diffuso il veleno del narcisismo che lo usiamo anche nel linguaggio ecclesiastico: ’Si è battezzato’, ’Si è cresimato’, ’Mi sposo’.”

Come parla ai ragazzi della vocazione?
“L’incontro fra un uomo e donna è frutto della sorprendente iniziativa di un Altro e si chiama vocazione; siamo chiamati a questo, a scoprire la bellezza della vita la sua fecondità come dono di Dio. Sono chiamato per un compito, la vocazione implica il mandato nel mondo. Questo è possibile solo se lui e lei vivono il sì a Cristo nella compagnia vocazionale della Chiesa. Compagnia dal latino cum panis indica coloro che mangiano lo stesso pane, condividono il significato della vita. Siamo insieme perché chiamati da un Altro. Se perdiamo di vista questo lo sguardo decade a un materialismo insopportabile
Io e te siamo insieme perché riconosciamo di essere chiamati dalla stessa voce. Il tuo sguardo su di me e il mio su di te può diventare uno sguardo di vera fraternità. Come capitò agli apostoli”.

Vescovo Francesco
Al termine dei tre interventi, il Vescovo Francesco ha sottolineato la parola “ardore” come sintesi della serata, proponendo l’immagine di Emmaus: “Lui ci parla anche attraverso le nostre voci”. Infine ha sottolineato l’urgenza di essere cristiani con un cuore caldo che scaldi anche la testa.
L’incontro si è concluso con una coppia che, su invito del Vescovo, ha letto la preghiera alla Santa Famiglia con la quale si chiude il documento papale.

a cura di Rosanna Menghi

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