Bellezza Divina

Rimini: Bellezza Divina

Visita guidata alla mostra di Palazzo Strozzi a Firenze

Il Centro Culturale “Il Portico del Vasaio” ha organizzato una visita guidata alla mostra “Bellezza Divina” e al Museo dell’Opera del Duomo.

Sabato 16 gennaio. Una giornata all’insegna della Bellezza. Oltre 60 persone hanno aderito alla gita proposta dal Centro culturale Il Portico del Vasaio di Rimini, oltre 30 in lista d’attesa non hanno potuto partecipare a causa del numero limitato di biglietti disponibili per la mostra “Divina Bellezza” a Palazzo Strozzi, nel suo ultimo mese di apertura, inaugurata in occasione della visita di papa Francesco dello scorso Novembre. Nello stesso momento, ha riaperto le porte il Museo dell’Opera del Duomo, completamente rinnovato in uno spazio di oltre 6000 mq con una grandiosa ricostruzione della facciata di Santa Maria del Fiore. Il nuovo spazio ospita le sculture originali di Arnolfo di Cambio per la facciata della Cattedrale e le porte bronzee del Battistero di San Giovanni ad opera di Andrea Pisano e Lorenzo Ghiberti; le formelle del Campanile di Giotto, con la rappresentazione del lavoro di Dio e degli uomini alla base della storia e del tempo; i profeti e la cantoria di Donatello; gli strumenti della costruzione della cupola del Brunelleschi; numerosi capolavori dell’arte fiorentina dal ‘200 al ‘500; infine una grande sala dedicata alla magnifica Pietà di Michelangelo. Un’occasione per riscoprire l’unità tra fede e vita, vissuta pienamente dalla civiltà medievale, permeata da “una religiosità autentica (…) pertinente a tutti gli aspetti della vita” (L. Giussani, Perché La chiesa, p. 37), che si comunica attraverso l’arte. Grazie alla rivoluzione in senso naturalistico dell’arte italiana del ‘300, la storia sacra viene riproposta in veste contemporanea, permettendo una maggiore immedesimazione con i personaggi e le scene raffigurate. I corpi statuari di profeti ed evangelisti prendono vita, ci parlano, la narrazione dei Vangeli è ambientata in uno scenario terrestre, le figure assumono la loro indistinguibile fisicità e dignità.

La visita al nuovo museo ci ha permesso, inoltre, di riscoprire la bellezza di alcuni capolavori dell’arte Rinascimentale, come i profeti di Donatello realizzati nel secondo decennio del ‘400 per il campanile della Cattedrale, in cui si raggiunge, con la definizione della prospettiva rinascimentale e il recupero dei canoni classici, un realismo e un’espressività prima inauditi. Nella Maddalena, scultura lignea realizzata dal maestro tra il 1453 e il 1455, troviamo, invece, la crisi e il superamento dell’ideale dell’Umanesimo. Maddalena è raffigurata senza idealizzazioni nella sua vecchiaia, vestita solo dei suoi capelli, provata dalla lunga penitenza, ma determinata nella preghiera, nell’offerta sofferente di tutta se stessa a quell’Amore che la sazia e che la rende vera, e quindi, bella. Lo stesso inno all’amore di Cristo si ritrova, infine, nei versi della celebre rima di Michelangelo, scritta probabilmente negli ultimi anni della sua vita, mentre l’artista lavorava al gruppo scultoreo della Pietà per la propria tomba tra il 1547 e il 1555: “né pinger né scolpir fia più che quieti l’anima volta a quell’amor divino c’aperse, a prender noi, ‘n croce, le braccia”.

Il percorso del museo, attraverso i capolavori originati nella culla del Rinascimento e dell’Umanesimo, ci ha fatto accorgere che la centralità e l’esaltazione dell’uomo, la raggiunta consapevolezza delle sue capacità, non hanno fatto dimenticare all’artista la sua origine, il suo rapporto con il Mistero, vero centro, ricordando con Giovanni Paolo II che “persino quando scruta le profondità più oscure dell’anima o gli aspetti più sconvolgenti del male, l’artista si fa in qualche modo voce dell’universale attesa di redenzione” (Lettera agli artisti, 1999, 10).

Nell’incontro con alcuni dei più grandi artisti tra ‘800 e ‘900, la mostra Divina Bellezza ci ha riproposto la domanda sulla ricerca del “bello”. Attraverso una sensibilità e un linguaggio del tutto nuovi, gli artisti del mondo moderno si sono confrontati con il tema del sacro. Grandi protagoniste della rassegna sono opere come la Pietà di Van Gogh, la Crocifissione Bianca di Chagall e l’Angelus di Millet. Non da meno, le opere dei connazionali del calibro di Arturo Martini, autore del gruppo del Figliol Prodigo, Lucio Fontana con alcune meravigliose ceramiche riflessate, Gino Severini, Gaetano Previati, e tanti altri. La mostra ha il merito di aver proposto la lettura di opere ormai visibili solamente in musei e gallerie internazionali senza dimenticare il loro scopo originario, invitando cioè lo spettatore a guardarle non solo nelle loro qualità artistiche, ma prima di tutto per il loro personale rapporto con il “divino”. Così, di fronte al capolavoro di Chagall, ebreo che dipinge la Crocifissione, ci domandiamo che esperienza deve aver fatto per poter raffigurare la Salvezza del popolo ebraico perseguitato in Gesù crocifisso, con la stessa consapevolezza degli artisti medievali nella rappresentazione del popolo d’Israele in attesa della conversione sulla porta del Battistero. Mentre davanti al celebre Angelus di Millet, siamo quasi costretti a farci un segno di croce, riconoscendo nell’esperienza quotidiana di due semplici contadini, la loro vera umanità, quel rapporto costitutivo con il Mistero che ci rimanda alla rappresentazione del lavoro nelle formelle di Giotto.

Un’educazione a guardare “oltre” le didascalie e a trovare, negli artisti di ieri così come negli amici di oggi, dei compagni di cammino nella ricerca del nostro vero volto umano, dell’umanesimo cristiano, che, come ci ha ricordato papa Francesco, è Gesù.

 Laura Staccoli

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