Il cuore coraggioso di Irena Sendler

SOTTOMESSI ALLA VERITA’

Con questo primo appuntamento parte il ciclo di film “Sottomessi alla verità”, promosso dal Portico del Vasaio con il contributo della Fondazione Carim.

Il cuore coraggioso di Irena Sendler” è un film per la televisione prodotto nel 2009 e diretto da John Kent Harrison con Anna Paquin, Marcia Gay Harden e Goran Visnjic.

A chi le domandava perché avesse rischiato la vita per salvare i bambini ebrei del Ghetto di Varsavia, Irena Sendler citava l’insegnamento di suo padre: “Se un uomo sta per affogare puoi solo buttarti e cercare di salvarlo, anche se non sai nuotare.”

La compassione per l’uomo non richiede condizioni favorevoli e non può essere fermata dai rischi che comporta, è espressione immediata di ciò che si ritiene più caro e più importante per se stessi. La verità, e il desiderio di bene e di giustizia che le è proprio, chiede infatti una “sottomissione” ben più grande e forte di qualsiasi sottomissione il regime più feroce possa pretendere. Irena Sendler ha vissuto questa sua appartenenza alla verità con la semplicità e la naturalezza più immediati, come l’unica cosa che si è chiamati a fare, cui si è chiamati a rispondere nella propria vita.

Scheda del film

Il film racconta la vita di Irena Sendler, un’assistente sociale polacca che salvò clandestinamente 2500 bambini ebrei durante l’Olocausto. Quando nel 1939 scoppiò la seconda guerra mondiale, lavorava in un servizio sociale e aveva soltanto 29 anni. Iniziò da subito a proteggere gli amici ebrei a Varsavia. Nel 1940 fu eretto il ghetto e Irena iniziò a entrarvi con vari pretesti, ma lo scopo vero era trasportare fuori dal ghetto decine e decine di bambini di tutte le età, per salvarli dalla morte certa che li attendeva. Irena li prendeva e forniva loro una nuova identità, li affidava a famiglie e preti cattolici. Questi bambini ora sono adulti e, soprattutto, sono vivi.

Cercò anche di restituirli alla loro famiglia di origine, nascondendo per anni in barattoli di marmellata vuoti i fogli con i nomi delle famiglie d’origine e sotterrandoli nel giardino. Fu torturata dalla Gestapo, ma Irena non rivelò il suo segreto; condannata a morte fu salvata dalla resistenza polacca attraverso l’organizzazione clandestina ZEGOTA. Cosi alla fine della guerra questi preziosi barattoli furono recuperati da Irena e utilizzati per ricontattare i bambini salvati. Le loro famiglie erano state sterminate e nella maggioranza dei casi il ricongiungimento non fu possibile.

Dal 1965 il suo nome è menzionato nell’elenco del museo Yad Vashem fra i “Giusti tra le Nazioni” e da 1983 un albero è piantato nel giardino dello stesso museo in Israele in suo onore. Nel 2007 Irena ottenne una nomination per il Nobel per la Pace, ma non le fu assegnato perché una regola per l’assegnazione del Nobel richiede di aver effettuato una qualche attività meritoria nei due anni precedenti alla richiesta.

Il 12 maggio 2008 questa donna, dal viso dolce e paffuto, si è spenta a Varsavia. Riguardo al suo operato nella Zegota disse a Marek Halter: «Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai»

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