Rapporto Censis: tornare a desiderare

il fatto

Aggiornamento: segnaliamo il volantino di Comunione e Liberazione e l’articolo di Giorgio Vittadini pubblicato da Avvenire il 10 dicembre 2010

Il 3 dicembre il Censis ha presentato la sua annuale ricerca contenente l’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici dell’Italia. Nelle considerazioni generali emerge lo scenario di un paese depresso, di una società “che non avrebbe spessore e vigore adeguati alle sfide complesse che dovremo affrontare”, un paese in cui “rimbalzano spesso sensazioni di fragilità sia personali che di massa”, una “rassegnazione implicita”, “insicura della sua sostanza umana”, un deserto che cresce, una “società piatta” e, in conclusione, ciò che ha fatto titolo sui giornali, la mancanza del desiderio: “sembra però avvenire ogni giorno di più che il desiderio diventi esangue, senza forza (…). Torniamo a desiderare”.

Censis: «Italia, un Paese frenato dall’apatia» – 4 dicembre 2010 – Avvenire – Luca Liverani

L’ Italia e la fatica di vivere. Censis: ritrovare i desideri –  04 dicembre 2010 – La Repubblica – Luisa Grion

La colpa di Berlusconi, la speranza nelle donne. E noi?

Certo una lettura così del Paese è abbastanza deprimente. Ma addirittura più deprimenti sono i commenti ad essa. Come quello che al Corriere offre lo storico Aurelio Lepre: “E’ vero, dal bisogno e dal desiderio possono nascere grandi progetti ma ai nostalgici del tempo passato vorrei ricordare che una cosa è sognare una cosa desiderata, un’altra è viverla dopo aver lottato per conquistarla”. Oppure la lettura ideologica che ne fanno alcuni “Siamo depressi. Ed è anche colpa sua”, cioè di Berlusconi, titola Europa; mentre Il Giornale fa un controcanto al rapporto, “I sermoni da bar del signor Censis”. Di Vico invece affida alle donne, meno appagate degli uomini, il compito di tornare a desiderare.

Ma è poco credibile che andato via Berlusconi e dato il potere alle donne, con tutto il rispetto, si ritorni magicamente a desiderare; e qualcosa di più grande e impegnativo dell’ultimo modello di cellulare o di televisore.

«Quando una 600 era simbolo di libertà» – 4 dicembre 2010 – Corriere – Dino Messina

Siamo depressi. Ed è anche colpa sua – 4 dicembre 2010 – Europa – Raffaelle Cascioli

I sermoni da bar del signor Censis – 4 dicembre 2010 – Il Giornale – Vittorio Macioce

Un po’ delusi e apatici senza voglia di sognare – 4 dicembre 2010 – Corriere – Dario Di Vico

Tornare a desiderare

Chiamare al desiderio gli italiani non basta. Mettiamo pure che qualcuno, leggendo lo sprone del Censis, si accorga del fatto che davvero sarebbe bello desiderare di più. Può bastare questo? Che cosa rimette l’uomo, che cosa fa si che l’uomo non passi la vita solo a stringere i denti? Che cosa bisogna tornare a desiderare? Qui ci si accorge che il Censis si è scordato di fotografare qualcosa.

Si è scordato di un Meeting interamente dedicato al desiderio di cose grandi e ancora di più di migliaia di imprenditori che solo qualche giorno si sono riuniti a Milano all’assemblea generale della Cdo, con don Julián Carrón proprio su questo tema. Eccone alcuni brani.

“Tutti sappiamo quanto arduo risulta tenere desto il desiderio. Allora la tentazione più ovvia è passarci sopra e chiudere la partita. Quanti di voi avete sentito questa tentazione quando il desiderio è venuto meno davanti alle enormi difficoltà che vi trovate ad affrontare in questi tempi di crisi! Dunque la questione da affrontare è semplice: è possibile tenere desto il desiderio davanti alle sfide del presente? Nel bambino possiamo rintracciare tutta quanta l’apertura totale del desiderio. La sorprendiamo in quel fenomeno così umano della curiosità, che lo rende cordialmente aperto a tutto (…) Ma vediamo che, strada facendo, questa apertura piena di curiosità può decadere fino quasi al punto di sparire, come documenta lo scetticismo di tanti adulti. Infatti tutto l’impeto con cui un bambino esce dal seno di sua madre non può evitare il suo decadere fino alla morte. (…) è possibile mantenere la forza propulsiva dell’origine? L’esempio del bambino ci mette davanti agli occhi che tutta la sua energia non è sufficiente per mantenere vivo il desiderio in tutta la sua ampiezza. L’uomo è incapace di tenere fresca, viva l’origine da solo, come dice ancora don Giussani: «Mantenere nella vita l’originale simpatia all’essere o al reale con cui nasciamo, essere nella vita veramente come bambini (o poveri di spirito, direbbe il vangelo), perché questa positività continua di fronte al reale non è che l’essere bambini, è la posizione del bambino: di essere così nella vita noi riconosciamo di essere incapaci; perciò ci vuole qualcosa d’altro» (L. Giussani, L’autocoscienza del cosmo, Bur, Milano 2000, p. 306). (…)

E’ possibile continuare nella vita adulta la propria attività senza essere condannati a fuggire prima o poi? Sì, però solo se viene costantemente ridestato il desiderio. E questo non possiamo farlo da soli, lo sappiamo per esperienza. È quello che è venuto a fare Cristo. L’incontro con Cristo produce la sorpresa del ridestarsi in noi del desiderio: un incontro è la grande e unica risorsa per una ripresa del nostro io. Ma qual è la portata di questo avvenimento nella vita della persona? «È un incontro ciò che suscita la personalità, la coscienza della propria persona. L’incontro non “genera” la persona (la persona è generata da Dio quando ci dà la vita attraverso padre e madre); ma è in un incontro che io m’accorgo di me stesso, che la parola “io” o la parola “persona” si desta. […] L’io si desta dalla sua prigionia nella sua vulva originale, si desta dalla sua tomba, dal suo sepolcro, dalla sua situazione chiusa dell’origine e – come dire – “risorge”, prende coscienza di sé, proprio in un incontro. L’esito di un incontro è la suscitazione del senso della persona. È come se la persona nascesse: non nasce lì, ma nell’incontro prende coscienza di sé, perciò nasce come personalità. (…)

Ecco perché la Compagnia delle Opere è diversa da qualsiasi altra associazione, con una sua propria originalità: destare e sostenere le energie del singolo. Solo da qui è possibile una risposta alle sfide di oggi. Cito questo bellissimo passaggio di don Giussani dalla vostra Assemblea Nazionale del 1993: «La vostra compagnia è tesa a creare una casa più abitabile per l’uomo. E ci riesce, poco o tanto non importa, ma ci riesce. Ognuno di voi l’ha sperimentato. Perché la vostra compagnia è tesa a creare una casa abitabile per l’uomo? Perché la vostra passione è l’uomo nella sua concretezza evidente. Vale a dire: l’uomo che è nel bisogno. È nel bisogno, infatti, che l’uomo è e si ritrova veramente se stesso. E il bisogno è oggi. Pensare di risolvere un bisogno domani o tra un anno è altamente equivoco se non colloca subito i fattori in modo più propizio per rispondere alla fame e alla sete, alla necessità che l’uomo vive adesso. Domandiamoci perché Gesù suscitava tanta curiosità e stupore in chi Lo incontrava. Perché era un uomo nel quale chiunque lo vedeva agire e lo sentiva parlare, percepiva una cosa, soprattutto una cosa: non la Trinità, l’Inferno o il Paradiso, ma una passione per l’uomo, innanzitutto una passione per il bisogno dell’uomo.

(Appunti dall’intervento all’Assemblea generale della Compagnia delle Opere, Milano, 21 novembre 2010, il testo integrale è disponibile qui http://www.clonline.org/articoli/ita/trcc1210_PagUno.pdf).

Per approfondire il dibattito, su IlSussidiario.net gli interventi di CampiglioMagattiBarcellona, Cazzullo e Sapelli, Borgna, D’Avenia.

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