Appunti dell’incontro con Perillo e Rodari

RM_20101022_MG_0394 piccolaIl viaggio di Benedetto XVI in Inghilterra come suprema sintesi della dinamica del cristianesimo. Tutto era già deciso prima che cominciasse. Tutti avevano preso posizione; i media naturalmente ostili, la gente ovviamente indifferente, i ‘cattolici’ evidentemente preoccupati per il possibile massacro a cui sarebbe stato sottoposto il Papa.

L’incontro con il direttore di Tracce Davide Perillo e il vaticanista de Il Foglio Paolo Rodari del 22 ottobre è stata l’occasione per approfondire e capire la portata culturale che ha avuto questo viaggio, che ha distrutto tutti pregiudizi, un viaggio che è stata la continua testimonianza di Benedetto XVI che ha prodotto un cambiamento dell’opinione pubblica; una sorpresa che ha investito e sorpreso tutti. Un viaggio che, viste le premesse, risultava tutt’altro che semplice come ha raccontato Rodari: “Preceduto dalla primavera piena di polemiche per gli scandali della pedofilia, Benedetto XVI è arrivato in Inghilterra accolto da una violenta campagna dei media e dal movimento di protesta lanciato dai paladini dell’ateismo. Una posizione che può essere riassunta sinteticamente con ‘il Papa non può dire nulla perché ha coperto l’omosessualità’. Ma questi sono i viaggi di Ratzinger: parte sconfitto, ma poi stupisce tutti. E questo per due motivi: in primo luogo il suo atteggiamento mite. In secondo luogo fin dalla conferenza stampa in volo sull’aereo papale ha chiarito qual è il suo problema: ‘una Chiesa che cerca soprattutto di essere attrattiva sarebbe già su una strada sbagliata. Perché la Chiesa non lavora per sé, non lavora per aumentare i propri numeri e così il proprio potere. La Chiesa è al servizio di un Altro, serve non per sé, per essere un corpo forte, ma serve per rendere accessibile l’annuncio di Gesù Cristo, le grandi verità, le grandi forze di amore, di riconciliazione apparse in questa figura e che sempre vengono dalla presenza di Gesù Cristo. In questo senso la Chiesa non cerca la propria attrattività, ma deve essere trasparente per Gesù Cristo. E nella misura nella quale non sta per se stessa, come corpo forte e potente nel mondo, che vuole avere il suo potere, ma si fa semplicemente voce di un Altro, diventa realmente trasparenza per la grande figura di Cristo e le grandi verità che ha portato nell’umanità, la forza dell’amore; allora in questo momento si ascolta e si accetta la Chiesa. Essa non dovrebbe considerare se stessa ma aiutare a considerare l’Altro, ed essa stessa vedere e parlare dell’Altro e per l’Altro. In questo senso mi sembra anche che anglicani e cattolici hanno il semplice compito, lo stesso compito, la stessa direzione da prendere.‘ Come a dire, il mio problema non è conquistare le persone ostili ma essere me stesso.”.

Benedetto XVI che è stato ricevuto al suo arrivo dalla Regina, che è entrato per la prima volta dentro il parlamento inglese e dentro la cattedrale degli anglicani, tre gesti simbolici agli occhi degli inglese che si sono dovuti interrogare su quell’uomo.

Tre i fattori, secondo Perillo, che hanno mosso lo stupore degli inglesi: “Innanzitutto è venuto fuori con chiarezza che il Papa non è stato semplicemente il portavoce di una dottrina sana e giusta, ma un testimone attraverso i suoi gesti, i suoi atteggiamenti. Talmente testimone fino ad attrarre, ad incuriosire chi era ostile. Perché questo ? Perché nel Papa si vede un uomo per cui la vita è una; il suo viso rifletteva quello che diceva fino alla commozione per le vittime della pedofilia. Come ha scritto il Telegraph ha messo in gioco una ragione più grande. Infine la potenza del cuore dell’uomo. In tanti erano pronti a colpire, ad attaccare, invece lui è riuscito a rompere la crosta del già saputo, aprendo il cuore delle persone”. “Le parole del Papa – ha continuato Rodari – sono una lama conficcata nel cuore della mentalità dominante. Ecco il perché di questi attacchi. E in Inghilterra il Papa ha insistito sempre sul fatto che la fede ha un ruolo nella storia, portando l’esempio degli inglesi che hanno combattuto il nazismo che voleva escludere Dio; ha sfidato il paese che si dice più tollerante, ma che estromette chi non si conforma alla mentalità dominante. Lo stesso Benedetto XVI aveva parlato in passato delle dittatura del conformismo, la scorsa primavera di fronte alla pontificia commissione biblica. Così facendo Benedetto XVI ha ridato coraggio ai cattolici e agli anglicani che troppo spesso in Inghilterra tendono a conformarsi al mondo”.

Il richiamo che Benedetto XVI ha lanciato rispetto a considerare la religione come ad una risorsa nell’affronto dei problemi e non come ad un problema, guardando la società attuale, le opinioni – un recente sondaggio dell’ Economist ha registrato un solo 25% di votanti che ritiene che la religione sia un bene – fanno sembrare questa sfida quasi irrealistica. Perillo ha offerto una chiave per capire il realismo di questa sfida: “Tre quarti della mia giornata anch’io posso viverli pensando che la religione non sia autorevole per la mia vita, come sostiene l’autorevole Economist. Il Papa è realista perché spera che come uomini noi usiamo la ragione fino in fondo, che superiamo il dualismo fede da una parte e la vita dall’altra. Il contributo della fede non è fornire norme, ma gettare luce nell’applicazione della ragione. E a questo è collegato anche la provocazione lanciata nell’incontro con gli alunni di non accontentarsi nella vita delle seconde scelte, L’esempio in questo è Newman che ha dovuto affrontare tutto il problema della modernità e della fede, come ha detto il Papa durante la veglia: ‘ai nostri giorni, quando un relativismo intellettuale e morale minaccia di fiaccare i fondamenti stessi della nostra società, Newman ci rammenta che, quali uomini e donne creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo stati creati per conoscere la verità, per trovare in essa la nostra definitiva libertà e l’adempimento delle più profonde aspirazioni umane. In una parola, siamo stati pensati per conoscere Cristo, che è Lui stesso “la via, la verità e la vita” (Gv 14,6)’.

In conclusione una domanda a Rodari sui possibili frutti di questo viaggio: “I frutti si vedranno tra anni e sono imprevedibili. Quello che sicuramente c’è dopo questo viaggio è che il Papa è diventato un interlocutore per la classe politica inglese, inoltre anche lo staff del vaticano si è dimostrato preparato a questo viaggio difficile ed infine la questione degli anglicani: la beatificazione di Newman ha mostrato come la cristianità possa vivere insieme”.

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